Come fare carriera in azienda senza dover cambiare azienda? Due lavoratori su tre pensano che non si possa: secondo una nuova ricerca di SHL, società specializzata nella valutazione dei talenti, il 66% degli occupati è convinto di dover lasciare il proprio datore di lavoro per crescere professionalmente, anche quando preferirebbe restare.
Il dato arriva dal rapporto «Talent Mobility at Work in 2026: The Hidden Workforce», presentato da SHL il 15 ottobre 2026. La ricerca si basa su un sondaggio online commissionato a Propeller Insights e condotto a giugno e luglio 2026 su un campione rappresentativo di 2.036 occupati tra i 18 e oltre i 65 anni: 1.029 negli Stati Uniti e 1.007 nel Regno Unito.
Che cosa dice la ricerca SHL
Il quadro che emerge non è quello di persone stanche o disinteressate. Al contrario, la maggior parte degli intervistati dichiara di voler crescere e di essere disposta a mettersi alla prova. Ecco i numeri principali del sondaggio, tutti riferiti al campione complessivo di 2.036 occupati, salvo dove indicato:
- 66% pensa di dover lasciare l'azienda attuale per far avanzare la propria carriera;
- 83% si riqualificherebbe per ottenere un ruolo più senior, 82% per passare a un ruolo diverso;
- 89% accetterebbe una valutazione formale delle competenze per dimostrare che cosa sa fare;
- 84% vorrebbe che l'azienda gli segnalasse in modo proattivo le opportunità interne adatte al suo profilo;
- 42% ritiene che il proprio responsabile conosca davvero le sue competenze al di là del ruolo attuale.
Un altro dato riguarda la preferenza per i candidati esterni: la segnala il 59% dei lavoratori statunitensi e il 49% di quelli britannici. E il 31% indica tra gli ostacoli principali alla mobilità interna la riluttanza dei responsabili a perdere le persone migliori della propria squadra.
Il problema non è la competenza, è la visibilità
Il punto centrale del rapporto sta in un dato in apparenza piccolo. Tra chi sente di avere competenze sottoutilizzate, una persona su cinque afferma che il proprio responsabile non sa nemmeno che quelle competenze esistono. SHL parla di un problema di visibilità del talento: le capacità ci sono, ma restano nascoste dentro l'organizzazione.
È un'osservazione che merita attenzione anche dal lato del singolo professionista. Il sondaggio misura percezioni, non carriere reali: dice che cosa i lavoratori pensano dei loro capi, non che cosa i capi sappiano davvero. Ma proprio per questo suggerisce una cosa utile. Se meno di metà delle persone si sente vista per intero, una parte del lavoro di carriera consiste nel rendere leggibile ciò che si sa fare, prima ancora di impararne di nuovo.
Come fare carriera in azienda: farsi vedere per quello che si sa fare
Le competenze tecniche si dimostrano con i risultati. Quelle trasversali, invece, passano soprattutto attraverso il modo in cui ci si presenta e si comunica ogni giorno: come si interviene in una riunione, come si propone un'idea, come si gestisce un confronto con il proprio responsabile. Sono segnali che costruiscono, giorno dopo giorno, l'idea che gli altri si fanno di noi e del ruolo che potremmo ricoprire.
Qualche pista concreta, che non richiede di aspettare un piano di sviluppo aziendale:
- chiarire a se stessi quali competenze si vogliono far emergere e con quali esempi raccontarle;
- portarle nelle conversazioni periodiche con il responsabile, non solo nel colloquio annuale;
- curare la coerenza tra ciò che si dice di sé e come ci si presenta, nell'abbigliamento come nella postura;
- proporsi per progetti trasversali, dove si lavora con persone che non conoscono già il tuo ruolo.
Il ruolo delle aziende
Il rapporto si rivolge soprattutto alle organizzazioni. Lucy Beaumont, vicepresidente globale di SHL per prodotto e design, osserva che le aziende continuano a cercare all'esterno persone con competenze ed esperienze che potrebbero già avere al proprio interno, e invita i responsabili a guardare oltre titoli di studio e mansioni attuali. Vale la pena notare che SHL vende proprio strumenti di valutazione delle competenze: la lettura proposta è coerente con la sua attività, e i dati vanno presi come indicazione di tendenza, non come misura definitiva.
Resta un segnale chiaro: secondo quasi l'80% degli intervistati, la prospettiva di avanzare nella carriera aumenta la soddisfazione e il coinvolgimento sul lavoro. Rendere visibili i percorsi interni conviene a entrambe le parti.
Che cosa portarsi a casa
Il sondaggio riguarda Stati Uniti e Regno Unito, e il contesto italiano ha dinamiche proprie. Ma la distanza tra ciò che una persona sa fare e ciò che il suo responsabile vede è un tema che attraversa ogni organizzazione. Prima di concludere che l'unica strada sia andarsene, vale la pena chiedersi se le proprie capacità siano davvero leggibili da chi decide.
Se anche tu senti che il tuo responsabile conosce solo una parte di quello che sai fare, il lavoro parte dall'immagine professionale. Con Image-Pro, CG Imagine affianca professionisti e manager nel costruire una presenza coerente con il ruolo a cui aspirano: come ti presenti, come comunichi le tue competenze, come ti percepiscono gli altri, perché quel 42% non resti un limite ma diventi un punto di partenza.
Foto di Hunters Race su Unsplash





